1944 – Rappresaglia di Vercallo – Casina

Non si può parlare di questo fatto senza accennare al Presidio tedesco di Ciano.

A Ciano dal settembre del 1944 si era insediato un reparto chiamato “Comando Caccia anti ribelli” o “Comando Scuola anti ribelli”. Si trattava di un corpo specializzato nella guerriglia anti partigiana, costituito per direttiva di Kasserling come tutti gli altri consimili, allo scopo di fronteggiare la pressione partigiana che rendeva assai problematica la resistenza tedesca alla “linea Gotica”. Vi facevano parte uomini di tutte le specialità e di varie nazionalità, per lo più gente che non indietreggiava di fronte a nessuna crudeltà.

Collaboravano con questo presidio spie prezzolate italiane che, vivendo in zona partigiana, riferivano ai tedeschi notizie preziose sulla dislocazione dei reparti partigiani (specialmente quelli della 144a Brigata Garibaldi), sui loro spostamenti, sul loro armamento ecc.

Essi conducevano direttamente azioni di sorpresa contro singoli reparti partigiani o costituivano il cervello delle truppe usate in vasti rastrellamenti, sia per la conoscenza della zona, sia per le notizie di cui venivano in possesso. Suppergiù avevano gli stessi compiti dell’U.P.I. fascista (Ufficio Politico Investigativo) col quale infatti erano in stretto contatto.

I patrioti catturati dai tedeschi di Ciano venivano sottoposti ad un trattamento bestiale. Nutriti malamente, percossi e torturati, essi concludevano per lo più la fase infernale della prigionia con la fucilazione. Il Comando Caccia infatti agiva in modo autonomo e decideva della sorte da riservare ai partigiani o ai civili catturati perché sospetti di collaborazione coi “ribelli”. Ciano era definita “Cimitero di Partigiani” ed infatti molti cippi, eretti dopo la liberazione della pietà e della riconoscenza dei sopravvissuti, ricordano il sacrificio di molti martiri. Una delle imprese più atroci di questo presidio fu il massacro dei garibaldini del Distaccamento Cervi, catturato di sorpresa di notte con l’aiuto di spie. 18 giovani vennero uccisi freddamente sul posto nelle prime ore del 17 novembre. I graduati invece vennero portati a Ciano e fucilati in varie date. Ma anche i tedeschi non erano invulnerabili perché i patrioti vigilavano e proprio nel dicembre, quando già da tempo gli alleati avevano sospeso le loro azioni sul fronte italiano, riprendevano con rinnovato vigore la loro attività di guerriglia spingendosi fino in pianura per attaccare i nemici nel loro covo ed ostacolare il loro traffico fin sulla Via Emilia. Fu appunto una di quelle pattuglie che, di ritorno alla sede dopo un periodo di attività in pianura, doveva infliggere un duro colpo ai tedeschi di Ciano.

Avvistata una macchina che transitava su questa strada (presso Cerredolo dei Coppi), i garibaldini si appostarono rapidamente e la presero sotto il fuoco. La macchina, montata da 2 ufficiali e 3 graduati venne investita in pieno. Due nemici rimanevano uccisi ed i rimanenti riuscirono a fuggire. I garibaldini, portatesi presso la vettura, seppero soltanto allora di aver ucciso il Comandante della scuola anti ribelli di Ciano, il famigerato Capitano Seifert. Essi asportarono alcune armi ed una borsa che apparteneva all’ufficiale e che conteneva documenti importantissimi. In base ad essi fu possibile al Comando Unico scoprire le file dello spionaggio a favore del nemico e di colpire poco dopo una delle spie più pericolose.

I tedeschi si vendicarono nell’unico modo compatibile con la loro concezione della guerra anti partigiana: quello della rappresaglia a danno di gente innocente. Essi portarono sul luogo dello scontro vari ostaggi ed ivi ne fucilarono complessivamente 12 in due successivi massacri compiuti il giorno 21 ed il giorno 23 dicembre del 1944. Essi, come sempre, si illudevano che il terrore avesse il potere miracolistico di paralizzare la guerriglia, dimostrando con ciò di non conoscere la fierezza patriottica degli italiani, che essi disprezzavano come razza inferiore. In realtà da allora le sorti della contesa mutarono profondamente. Già nel febbraio la ripresa partigiana era incontenibile anche per quegli spietati ed agguerriti nemici. Nel marzo uomini della 144a si portavano in forte numero verso la pianura attaccando contemporaneamente, assieme ai gappisti e sappisti, i presidi di Montecchio, Cavriago, Codemondo e Bibbiano, località che si trovavano alle spalle di Ciano, i cui difensori avvertirono ormai la minaccia addensarsi. Il 10 aprile infatti, dopo un violento combattimento, gli autori di tanti eccidi e crudeltà venivano cacciati dal presidio. Essi venivano costretti alla fuga inseguiti dai patrioti di Ciano, spina dolorosa nel fianco delle formazioni partigiane, fu finalmente occupato e mantenuto libero fino alla conclusione della lotta.

Partigiani caduti a Vercallo di Casina:

Gambuzzi Arturo: uno dei primi partigiani della Montagna. Partecipò alla battaglia di Cerrè Sologno. Si distinse in vari altri combattimenti. Fu eletto comandante del Dist. Cervi distrutto il 17 novembre 1944. Catturato seguiva la sorte dei suoi garibaldini, venendo fucilato qui dopo un periodo di sofferenze e patimenti atroci.

Del Rio Jones: dirigente sappista di Montecchio. Catturato e portato a Ciano. Ripetutamente torturato ed infine fucilato qui per rappresaglia. Proposto per il conferimento della Medaglia d’Argento al V.M. alla Memoria.

Tutti i fucilati erano operai e contadini, gente molto umile.