1944 – Gennaio 30 – Fucilazione Don Pasquino Borghi

Don Pasquino Borghi “Albertario” (1903-1944)

“Metti gli altri prima di te.
Distacca il tuo cuore dalle cose di quaggiù
dando generosamente, a chi domanda,
tutto quello che puoi;
servi prima il tuo prossimo e poi te stesso” – Don Pasquino Borghi

( … ) “ Dicono che è stato partigiano: è vero, ma lui è sempre stato partigiano del bene e della carità ed è sempre stato resistente all’ingiustizia e alla violenza. Quello che ha fatto, lo ha fatto perché lui era abituato in famiglia, alla bontà ed alla carità. A Tapignola aveva continuato a fare quanto aveva fatto in Africa, il missionario, dando tutto ciò che aveva agli altri”. Orsola Del Rio Borghi (madre di don Pasquino)

Missionario in Africa, dalla quale tornò dopo sette anni di permanenza per problemi di salute, Don Pasquino divenne parroco a Tapignola di Villa Minozzo il 17 ottobre 1943. Partecipò attivamente alla lotta di Liberazione come prete partigiano assumendo il nome di battaglia “Albertario”, dedicando al movimento tutta la sua energia e la sua passione, fino a spogliarsi delle sue poche sostanze per nutrire o equipaggiare i partigiani. Don Angelo Cocconcelli, anch’esso prete Resistente, scrisse di lui:“Non rinnegò mai la sua origine e si trovò sempre bene tra i poveri e la gente semplice del lavoro”. Perciò la lotta contro i fascisti ed i tedeschi non lo colse di certo impreparato e tantomeno insensibile. Già dal 25 ottobre 1943 ebbe contatti con il gruppo dei Cervi e da allora divenne un collaboratore assiduo, costante e coraggioso dei primi partigiani della montagna. Incontrò più volte anche i membri del C.L.N. reggiano, per chiedere aiuti e sostegni per i partigiani che egli nascondeva nella sua canonica. Essi lo informarono che da Villa Minozzo erano pervenute a suo carico accuse gravi, ma questo non bastò a placare l’ardore di un prete, ma soprattutto di un uomo tanto coraggioso. Sosteneva infatti che si poteva anche dare la vita per la causa della Patria. Il giorno 21 gennaio 1944, infatti, militi fascisti e Carabinieri fecero irruzione nella Canonica di Tapignola, dove ebbero uno scontro a fuoco con i partigiani rifugiati all’interno.

La tonaca di Don Borghi conservata ed esposta presso la chiesa di San Pellegrino

Colti di sorpresa, i militi fuggirono precipitosamente e tornati a Villa Minozzo arrestarono Don Pasquino, mentre stava tenendo la predica. Un milite ebbe la sfrontatezza di schiaffeggiarlo, mentre una maestra in segno di spregio gli sputò sul viso. Inutili furono i tentativi per salvarlo. Il prete partigiano fu portato prima a Reggio e poi a Scandiano, ma purtroppo non doveva uscir vivo dalle mani dei fascisti. Fu percosso brutalmente ed umiliato senza alcun rispetto, nemmeno dell’abito che indossava! Don Pasquino però sopportò ogni violenza con cristiana rassegnazione e con una forza d’animo tale da infondere coraggio ai compagni di prigionia che insieme a lui subivano la medesima sorte.

L’uccisione del Capo Squadra della G.N.R. Angelo Ferretti, comandante del presidio di Rio Saliceto, avvenuta il 28 gennaio 1944, fu il pretesto per i gerarchi fascisti reggiani per ricorrere alla rappresaglia. Per ordine del Tribunale Speciale Straordinario di Reggio, soltanto due giorni dopo, all’alba del 30 gennaio 1944, Don Pasquino Borghi venne condotto al Poligono di tiro insieme ad altri 8 antifascisti e con essi fucilato. La figura di questo prete partigiano dà la dimensione di quale e quanta sia stata la partecipazione popolare alla Resistenza, attraverso la quale si è potuto ridare dignità e un Paese completamente violentato dalla decrepita politica fascista, dalle guerre che affamarono il popolo e dalle complicità del fascismo nelle stragi accanto ai nazisti. Don Pasquino Borghi è stato decorato con la Medaglia d’Oro al valore alla memoria.

 

Testo:

Eccellenza Rev.ma
Le scrivo in fretta: debbo
allontanarmi, pur senza lasciare la mia
parrocchia. Mi eclisso per non andare in domo Petri.
E’ stato catturato l’Arciprete di Gozzano.
Verranno prestissimo con l’intento di catturare
me o l’Arciprete di Minozzo. Ignoro
perfettamente i motivi di tali odiosissime
misure a mio riguardo. So che sono uscite dal
Fascio Repubblicano di Villaminozzo.
Sono perfettamente tranquillo. Non chiedo alla
Eccellenza Vostra che la paterna benedizione.
Ho l’impressione che stiamo tornando ai tempi
delle Catacombe. Ad ogni modo fiat
voluntas Dei. Mi benedica.
Dev.mo ed umilissimo servo
Tapignola, 27-12-43
Sac. Pasquino Borghi
Rettore