CHI L’HA SCRITTO?

Il “gioco”, se così si può dire, consiste nell’individuare da quale documento è tratto il testo qui di seguito riportato in forma riassuntiva e suddiviso per argomenti.

1)Eliminare o sottomettere una nazione: qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile.

2)Nuove tecnologie: le conoscenze e le tecnologie non siano concentrati nelle mani di pochi, alimentando il divario tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale. Occorre rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare.

3)Giustizia sociale e migranti: il criterio non sia solo il profitto, ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli. Banco di prova decisivo è quello dei migranti, rifugiati, sfollati, di quanti sono costretti a partire, garantendo loro vie sicure e legali, accoglienza dignitosa e integrazione, affrontando le cause profonde della migrazione.

4)Lavoro e profitto: occorre progettare sistemi centrati sulle persone e non solo sulla prestazione, perché la tecnologia può certamente sollevare l’uomo da mansioni gravose e ripetitive, ma non deve assolutamente portare alla disoccupazione in nome della riduzione dei costi e dell’aumento del profitto.

5)Non solo il PIL: superare il PIL come parametro del grado di sviluppo di un Paese, puntando invece su dignità del lavoro, prosperità condivisa, riduzione delle disuguaglianze, salvaguardia dell’ambiente. La prosperità contribuisce alla pace solo se diffusa.

6)Superare la teoria della “guerra giusta”: c’è una cultura della potenza che normalizza la guerra e la riabilita come strumento di politica internazionale favorendo il riarmo. Di conseguenza oggi la pace non è intesa più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra i conflitti. Fermo restando il diritto alla legittima difesa nel senso più stretto, occorre superare la teoria della “guerra giusta”, promuovendo il dialogo e la diplomazia.  

7)Le guerre “ibride”: oggi si combattono guerre “ibride” che coinvolgono il terreno economico, finanziario, informativo sfruttando la disinformazione e la paura dell’opinione pubblica e presentare l’aumento delle spese militari come una risposta a un futuro incerto. Ma tutto questo è solo un falso realismo. Senza escludere che, per alcuni, il conflitto armato potrebbe essere uno strumento di gestione cinica delle difficoltà, nonché un modo per distogliere l’attenzione dai problemi interni.

8)Non è giusto rimanere neutrali: ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali. Gli attacchi contro i civili, gli ospedali, le infrastrutture feriscono l’umanità stessa e non possono rientrare nel campo dell’analisi astratta. Al contrario occorre dare voce alle vittime per diventare realmente consapevoli dell’abisso del male racchiuso nella guerra e in ogni violenza.

9)Multilateralismo conflittuale: alla forza del diritto si sostituisce il diritto del più forte e le istituzioni nate per custodire il destino comune dei popoli sono ormai indebolite, non riconosciute nella loro autorità morale.

Dunque: chi l’ha scritto? No: non è un eventuale estratto di un eventuale programma di un eventuale campo progressista. Non è nemmeno un documento di un gruppo  vetero-leninista-operaista-anticapitalista-antimperialista. E non si tratta neppure di una elaborazione di qualche centro sociale ostile ad ogni forma di potere cosiddetto borghese. È, invece, una estrema sintesi della “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV del maggio scorso. E pensare che è americano…

(P.Cattabiani) Fonte (liberamente rivisitata): Isabella Piro, Vatican News