Niente da fare: non ci riesce. O, meglio, non vuole riuscirci. Ci ha anche girato attorno, sempre stando a distanza di sicurezza, senza però mai arrivare fino in fondo. E dire che, stavolta, non era difficile. Anzi, sarebbe bastato pochissimo: una specie di calcio di rigore a porta vuota che non si è voluto tirare. Quando, rifiutarsi di tirarlo, è un po’ peggio che tirarlo e sbagliarlo. Segnala un deficit di volontà e di coraggio.
Di chi e di cosa parliamo? Del nostro Presidente del Consiglio (così preferisce essere chiamata, al maschile) che, a proposito della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ha fra l’altro dichiarato: “Quarantasei anni fa il terrorismo ha sferzato uno dei suoi attacchi più feroci” omettendo così (deliberatamente), di aggiungere una parola. La solita: “fascista”. Ci saremmo anche accontentati di: “neofascista”. Invece niente, neppure quella. Secondo Giorgia Meloni fu “terrorismo feroce” ma, allo stesso tempo, incolore e senza matrice. Come se non si fossero stabilite e individuate , dopo quattro processi, verità giudiziarie e responsabilità politiche.
Perché? Per la stessa ragione che l’ha spinta, qualche settimana fa, a commemorare Giorgio Almirante, lodandone “la passione, la dignità e il rispetto della politica”. Peccato che il commemorato fosse stato un fascista, repubblichino della prima e dell’ultima ora e sostenitore delle Leggi Razziali. Peccato, di nuovo, che Giorgia Meloni e i Ministri del suo Governo abbiano giurato di osservare lealmente la Costituzione la quale, come si sa (o si dovrebbe sapere), si ispira ai valori dell’antifascismo. Dettaglio, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente del Senato, con tutto il rispetto per la carica, farebbe bene a raccogliere qualche informazione in più.
E allora? I fatti e la storia hanno la testa dura e non saranno certo le intenzionali omissioni a cambiarne il verso. Noi, per quanto ci riguarda, continueremo a svolgere il ruolo che come A.N.P.I. ci siamo assegnati a difesa e attuazione piena della Carta Costituzionale e a presidio della memoria di chi ha combattuto stando dalla parte opposta a quella di Almirante.
Infine: meno male che al Quirinale siede Sergio Mattarella. Ma prepariamoci: non sarà per sempre. E pare che Giorgia Meloni ne sia al corrente.
(P.Cattabiani)