1945 – Marzo 5

Esecuzione di Villa Bagno

Il 5 marzo 1945 le Brigate Nere uccisero al cimitero di villa Bagno Olinto Cigarini e nello stesso giorno il mezzadro Umberto Branchetti.

LA STORIA di Stefania Cigarini (giornalista)

BRANCHETTI:

Il piazzale del cimitero di Villa Bagno è stato ufficialmente intitolato – il 5 marzo 2025, a 80 anni dall’uccisione – ad Alberto “Umberto” Branchetti che qui venne ucciso da una squadra della brigata nera di Reggio Emilia comandata dal famigerato capitano Fontana.

Branchetti, nato a Borzano di Albinea l’11 dicembre 1918, era uno degli undici figli di Vincenzo ed Erminia Spadoni. Durante la Seconda Guerra Mondiale aveva servito nella campagna di Albania – riportando ferite e il congelamento dei piedi – poi come sorvegliante in un campo di prigionia in Liguria. L’8 settembre sceglie di non unirsi alle milizie della RSI e torna a casa. In quei mesi – a Bagno – lavorava come bracciante presso la famiglia Piccinini in una casa a nord della ferrovia (attuale via Beziera 10).

All’alba del 5 marzo 1945 la squadraccia fascista arriva e mette a soqquadro il paese: cercano l’arciprete don Cirillo Alberghi, accusato di fiancheggiare i partigiani. Il prete era fuggito giorni prima. Le camicie nere catturano i più giovani – Alberto che aveva 25 anni – e un vicino di casa, bracciante e renitente alla leva RSI come lui, Olinto Cigarini di 21 anni. I due ragazzi vengono fucilati al muro del cimitero (la strada che porta qui è intitolata a Cigarini). Il terribile fatto è rimasto nella memoria collettiva del paese che ogni anno – con ANPI – rinnova il ricordo con iniziative che coinvolgono i cittadini, le scuole e la comunità intera. Una lapide li ricorda all’interno del cimitero.

CIGARINI

La casa dei Cigarini a Villa Bagno fu in diverse occasioni punto di rifornimento e di appoggio per i partigiani sulla direttiva San Martino-montagna. Anche a questo scopo era stato costruito un nascondiglio: una grossa botte interrata sotto la concimaia alla quale si poteva accedere da una greppia della stalla. Olinto Cigarini la mattina del 5 marzo era nascosto lì.  Bersagliere di stanza a Perugia nel giugno 1944 quando giunsero gli alleati, aveva scelto di non unirsi all’esercito di Salò e di entrare in clandestinità. Così lo colse la voce del suo amico d’infanzia Prospero Bonaccini, che intravide da uno spioncino vestito in borghese, che gli chiese di uscire dal nascondiglio. Poi l’amara sorpresa: sotto il trench Prospero indossava la divisa delle Brigate Nere e insieme a lui comparvero altri due uomini prima nascosti. I fascisti presero Olinto e Umberto Branchetti, al servizio della famiglia Piccinini, i mezzadri vicini e li portarono al Cimitero di Bagno, dove vennero immediatamente freddati.