
L’8 marzo non dovrebbe essere ridotto a una celebrazione rituale, ma vissuto come un’occasione di “riflessione” per collegare passato e presente. Tra ciò che era, che è e, che dovrà essere.
Non è stato un regalo: è stato il frutto di anni di mobilitazione, di Resistenza, di disobbedienza quando ci dicevano che non era il momento.
Ricordare oggi le donne che hanno lottato durante la Resistenza e per il diritto di voto, significa interrogarsi su quanto quei diritti siano oggi effettivi e accessibili per tutte.
Perciò, riflettiamo sulle conquiste ottenute e sulle disuguaglianze che ancora segnano la vita delle donne. Tra le tappe fondamentali di questo percorso c’è senza dubbio il diritto di voto, una conquista che in Italia risale a tre quarti di secolo fa.
Le donne italiane votarono per la prima volta nel 1946, in occasione delle elezioni amministrative di marzo, del referendum istituzionale tra monarchia e repubblica e per l’elezione dell’Assemblea costituente in giugno. Quelle schede elettorali furono il risultato di decenni di mobilitazioni, portate avanti da associazioni femminili, partigiane, operaie, contadine e intellettuali che avevano partecipato attivamente alla Resistenza.
Figure come Nilde Iotti, reggiana, una delle 21 donne elette all’Assemblea costituente, contribuirono in modo decisivo alla scrittura della Costituzione, che sancisce all’articolo 3 il principio di uguaglianza senza distinzione di sesso. Un principio che, all’epoca, rappresentava una vera e propria rivoluzione culturale prima ancora che politica.
Da allora, molti passi avanti sono stati compiuti: accesso all’istruzione, al lavoro, alla rappresentanza politica, tutela dei diritti civili e riproduttivi.
Le donne oggi partecipano alla vita pubblica in misura incomparabilmente maggiore rispetto al passato e ricoprono ruoli che un tempo erano loro preclusi.
Eppure, a 80 anni dalle prime battaglie per il voto, la parità è ancora una promessa tradita. Persistono la sotto-rappresentanza nei ruoli decisionali, il divario salariale, il lavoro è più precario, la maternità è spesso una colpa, e maggiore è la difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare.
Oggi la violenza di genere non è un’emergenza improvvisa: è il prodotto di un sistema patriarcale che continua a governare le nostre vite, e continua a essere un’emergenza sociale INACCETTABILE.
Ricordiamo che senza libertà delle donne non c’è democrazia.
Le donne non torneranno indietro e pertanto, la lotta non è finita.
Non basta la legge se manca la giustizia sociale.
A ottant’anni dalle prime schede elettorali depositate dalle donne italiane, dove era tassativo il passa parola di non mettere il “rossetto”, l’8 marzo ci ricorda che la democrazia si rafforza solo quando l’uguaglianza non resta scritta sulla carta, ma diventa realtà quotidiana.
La storia delle donne non è una pagina a parte, è la storia stessa della nostra democrazia.