S

A B C D E F G H  I L M N  O P Q  R S T U V Z

Saltini Vittorio “Toti” (1904 – 1945)

Luminosa figura di antifascista e di comunista, Vittorio Saltini come Angelo Zanti, aveva lottato da sempre contro il fascismo ed era stato costretto ad espatriare in Francia ed in Russia.

Tornò illegalmente in Italia per riprendere il lavoro cospirativo, ma ben presto venne arrestato e condannato a 20 anni di carcere.

Con la caduta del fascismo, alla fine del mese di luglio del 1943 riacquistò la libertà, intensificando la sua attività politica, ma soltanto dopo l’8 settembre iniziò la vera opera di organizzazione militare, divenendo sempre insieme a Zanti, animatore del movimento clandestino nella bassa reggiana.

Verso la fine di dicembre 1944 Saltini assunse la direzione del Comando Piazza, in sostituzione del generale Mario Roveda che si era portato in montagna. Curò particolarmente la costituzione dei primi G.A.P. e si interessò delle organizzazioni sindacali e di massa.

Allestì la tipografia clandestina, la cui produzione fu particolarmente efficace nei vari periodi della lotta armata. In seguito alla morte del compagno Angelo Zanti, fucilato il 13 gennaio 1945 ed incarcerati vari altri dirigenti partigiani, “Toti” incarnò da quel momento il cervello del movimento militare e politico della pianura.
Per riconoscimento unanime, era l’uomo più completo e dotato della Resistenza reggiana, ruolo che riuscì a rivestire soltanto per pochi giorni. Infatti il successivo 25 gennaio, Saltini cadde nella trappola tesa dai fascisti, quando alcuni agenti dell’U.P.I. insieme ad altri militi della G.N.R. occuparono l’abitazione dei suoi familiari a Fosdondo. Vani furono i gesti della cognata nel vederlo sopraggiungere, “Toti” capì immediatamente che la sua sorte era irrimediabilmente segnata. Salì in fretta nel fienile, lacerò in minutissimi pezzi documenti ed appunti relativi all’attività clandestina e quindi tentò la fuga, ma venne subito avvistato. Alle 8 del mattino del 25 gennaio 1945 Vittorio Saltini cadde crivellato di colpi a poche decine di metri dalla propria casa, per il desiderio di rivedere i familiari.
Non paghi di aver eliminato il capo partigiano forse più importante, i fascisti iniziarono la consueta opera di saccheggio, rubando viveri, masserizie e bestiame.
La morte di Vittorio Saltini fu un lutto gravissimo e fu annunciata dalla Federazione del P.C.I. con apposito comunicato diffuso successivamente fra tutti i garibaldini comunisti della montagna, i quali per onorarne la memoria daranno il suo nome alla 37^ Brigata GAP.
Vittorio Saltini è stato insignito con la Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria, degno riconoscimento per le doti organizzative ed umane dimostrate durante la lotta per la Liberazione del nostro Paese.