Antifascisti OGGI come ALLORA

Lug 06, 2011
7 Luglio 2011
17:00

I tragici fatti che segnarono i mesi di giugno e luglio del 1960, si contraddistinsero oltre che per l’ingiustificata violenza delle forze dell’ordine, per la grande sollevazione popolare che, a soli 15 anni dalla fine del fascismo e della guerra, non aveva alcuna intenzione di precipitare nuovamente in quell’orrido passato. Possibilità che invece si profilava nuovamente all’orizzonte, attraverso il governo presieduto dal democristiano ed ex-fascista Tambroni, che si insediò in quei tempi grazie ai voti determinanti dell’Msi di quel Giorgio Almirante, “protagonista” durante la repubblichetta di Salò, in veste di compilatore dei bandi di fucilazione dei partigiani. Oltre a questo si aggiunse la provocazione di concedere la piazza di Genova, città medaglia d’oro per la Resistenza, quale luogo per il congresso del partito erede del fascismo di Salò, che mai volle riconoscersi nella Costituzione antifascista.

La repressione fu terribile, era evidentemente in atto il tentativo di tastare il polso al Paese, gli ambienti “deviati” dello Stato credettero che fosse giunto il momento di riprendersi ciò che era stato tolto, allorché i partigiani entrarono nelle grandi città del nord per liberarle. Non avevano però fatto i conti con il popolo italiano, ancora ben cosciente di quel che aveva comportato il fascismo, quel popolo che lo Stato avrebbe dovuto tutelare e difendere attraverso il consolidamento della Costituzione e della Repubblica.

L’epilogo più sanguinoso toccò la nostra terra reggiana, in quel 7 luglio che vide cadere cinque ragazzi innocenti, tre dei quali ex partigiani.

Il disegno politico fu certamente preordinato, si voleva infatti dare una dura lezione alla città di Reggio Emilia, per tutta la sua storia antifascista, per quello che aveva rappresentato durante la Resistenza, ma che nuovamente si poneva ad argine di una deriva autoritaria e fascista.

Dopo 51 anni l’Italia si trova nuovamente di fronte ad una situazione di non facile soluzione, sono tante le analogie con quel tempo, a cominciare da una medesima crisi occupazionale ed economica, oltre ad un incessante tentativo di scardinare, ogni giorno che passa, lo stato di diritto.
Occorrerebbe nuovamente una grande mobilitazione popolare come quella di 51 anni fa. Oggi occorre riaffermare con forza ed attualizzare quelli che sono i capisaldi della Costituzione italiana e non svilirli, stravolgendoli a colpi di convenienza elettorale.

I fatti del 7 luglio 1960, è fuori di dubbio, segnarono un importante passo avanti nel consolidamento della democrazia italiana. Avendo ben chiaro che la memoria di quanto accadde mezzo secolo fa impone di essere antifascisti oggi come allora. Lo dobbiamo a quanti morirono per un Paese migliore ed ai loro famigliari che ancora non vedono giustizia per quella strage. (a. f.)

L’Anpi invita alla commemorazione per il 51° anniversario dei fatti del 7 luglio 1960. Parteciperà Carlo Smuraglia – Presidente Anpi nazionale.

Ore 17.00 Cimitero suburbano – Omaggio alle tombe dei caduti
Ore 17.45 Piazza martiri 7 luglio – Deposizione corona al cippo dedicato ai cinque martiri
Percorso sulle “Pietre di inciampo” in memoria dei caduti
Ore 18.00 Giardini pubblici
Interventi di: Graziano Delrio, Sindaco di Reggio Emilia – Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia –
Carlo Smuraglia, Presidente Anpi nazionale

A seguire, intervento musicale a cura di Mara Redeghieri

Al Museo Cervi – Gattatico – Serata inaugurale della 10^ edizione del Festival di Resistenza Premio Museo Cervi
Ore 20,45 intervento di Mirto Bassoli segretario generale CGIL Reggio Emilia “ Luglio 1960- Luglio 2011. Le lotte per la democrazia”
Ore 21,15 – Marta Cuscunà – E’ BELLO VIVERE LIBERI! – progetto di teatro civile ispirato alla biografia di Ondina Peteani, prima Staffetta Partigiana

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